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mercoledì 14 gennaio 2009

Olhos de Gato


Copertina dell' LP “El Gato” pubblicato dall'etichetta Flying Dutchman

«Quando io lo conobbi, Gato Barbieri in Italia era totalmente sconosciuto, eppure, quella sera, di fronte a lui mi sentii veramente un dilettante da quattro soldi, senza alcun tipo di ambizione.
Aveva un'energia fantastica, suonava da far paura. Però alla fine della serata mi prese da parte e mi incoraggiò:“Guarda che tu hai un suono bellissimo, hai un bellissimo feeling. Perchè non ti metti a fare il musicista, non studi un po'?”. Era il 1962».

«Da quella sera Gato diventò il mio punto di riferimento, mi spinse a credere che forse valeva la pena pensare seriamente alla musica».

«Gato si dedicava alla musica senza condizioni. Suonava alla John Coltrane, era pazzo per Coltrane e io mi sentivo molto vicino al suo modo di sentire la musica, viverla in modo assoluto. Qualcosa in cui ti butti completamente».

Enrico Rava e Alberto Riva, Note necessarie


☛ gatobarbieri

lunedì 14 gennaio 2008

Cominciamo da qui. (03)



Frammento n. 3 del concerto RAI “JAZZ con enrico rava”
Formazione:
Bobo Stenson - piano
Palle Danielsson - contrabbasso
Massimo Urbani - sassofono contralto
Enrico Rava - tromba, leader
Jon Christensen - batteria



Terzo appuntamento dedicato all'incontro di Enrico con gli amici scandinavi e con il giovane talento romano. In questo brano spicca il solo del valente bassista svedese Palle Danielsson.
Colgo l'occasione per ringraziare emmadet, ☛27max, ☛sky50 che hanno reso disponibili i filmati riguardanti la sopracitata trasmissione televisiva.


A proposito di Palle e Jon


«Incidere con Palle Danielsson e Jon Christensen (The Pilgrim and the Stars - 1975, N.d.R.) non fu un'idea mia, ma una proposta di Manfred Eicher. Io accettai perché mi piacevano molto, li avevo ascoltati con Keith Jarrett e Jan Garbarek. Erano fortissimi, anche se apparentemente non corrispondevano alla visione della ritmica che avevo all'epoca, dato che io pensavo a una ritmica nera, cattiva. Forse mi ero fatto un'idea sbagliata. Suonando con Palle e Jon mi accorsi di quanto fossero diversi. Jon era un batterista molto viscerale e insieme avevano la capacità di creare continuamente situazioni nuove, di dare e rispondere alle sollecitazioni. Erano reattivi, vicini al mio modo di concepire la musica».

Enrico Rava e Alberto Riva, Note necessarie


☛ TOUCHÉ MUSIC - Palle Danielsson
☛ JAZZbasen - Jon Christensen


domenica 11 novembre 2007

A un metro dal sole


Alessandro Denci Niccolai, Chet Baker


«L'ho conosciuto a Torino, la mia città [...]. Ogni volta che veniva abitava a casa del mio amico Mondini [...] e quindi io andavo a trovarlo. Passavo là tutto il giorno, avevo appena iniziato a suonare la tromba, e Chet mi dava dei consigli. Era molto generoso [...]».

«Anni dopo mi capitò di suonare con lui. Ho vissuto a New York dieci anni, e lì rincontrai Chet che era tornato a suonare dopo lunghi anni di silenzio. Andai a trovarlo, suonammo insieme, per un periodo dividemmo lo stesso manager.
«Non eravamo amici, ma c'era in qualche modo un rapporto che durava da parecchio tempo. Poi era stato uno dei miei miti. Quando suonava riusciva sempre a dare delle enormi emozioni, anche quando non era in forma o quando la band non era un gran che [...]. Ma era così forte in lui questa poesia, questo dare al momento di suonare, era una cosa così innata che anche se non avesse voluto sarebbe comunque esistita. Questa era la cosa magnifica della sua vita, mentre il resto sembrava essere un disastro totale, direi a tutti i livelli».

«[...] con la musica viveva un rapporto totalizzante. Mi ricordo di una volta che eravamo in Finlandia, ed era depressissimo, stava veramente male e diceva che proprio non ce la faceva più a vivere. «Poi però salì sul palco e suonò in modo assolutamente meraviglioso. «Aveva questa fortuna, che poi è anche la nostra, perché le emozioni che ci ha dato Chet sono irripetibili. Ascolto la sua musica spessissimo, ho tanti dischi suoi e li ascolto quasi tutti i giorni».



«Per esempio adoro il disco in trio con ☛Philip Catherine che si chiama Chet's Choice, dove ci sono dei momenti incredibilmente unici».

«[...] mi ricordo della prima volta che sentii Chet suonare. Fu a Torino, credo nel '59. Era una situazione per lui pessima, aveva un gruppo che aveva raccattato in Francia, e suonava dopo un gruppo dixieland, che era l'attrazione della serata. Quindi quando Chet cominciò il suo set, tre quarti della gente se ne andò, ed essere là fu un'emozione enorme.
Non è un'infatuazione, è una sensazione che si è ripetuta negli anni, una cosa forte che succede quando ti trovi di fronte qualcuno che ha veramente qualcosa di speciale da dire».

Enrico Rava, in P. Boncompagni e A. La Stella, ☛Chet Baker in Italia




Chet Baker in Tokyo


☛ Chet Baker Lost & Found
☛ chet - chetbakertribute.com


domenica 4 novembre 2007

fine and dandy



Copertina del 45 giri Jazz in Italy n. 2, marzo 1960 (Cetra, EPD-37)
Titoli dei pezzi: “Tema for Franco” (M. Lama);
“Line for Lyons” (G. Mulligan); “Fine and Dandy” (K. Swift & P. James)
Formazione: Enrico Rava, tromba; Maurizio Lama, piano;
Filippo Faguttin, contrabbasso; Franco Mondini, batteria.



“Intervista a Enrico Rava”

A proposito del CD antologico che accompagna Note necessarie:

Tra l'altro, il primo pezzo del cd (Fine and Dandy, N.d.R.) è un'incisione vecchissima…
Ho inserito quel pezzo per un motivo storico. Appartiene a un disco che nessuno conosce. E' un'incisione del 1960, avevo vent'anni. Riascoltandolo, mi è sembrato che suonassi più o meno come suono adesso, il che mi stupisce, considerando che suonavo da appena due anni. In più, in quel brano c'è anche un mio caro amico (Franco Mondini), che in quegli anni era il batterista di Chet, e ci tenevo che fosse in qualche modo presente nell'antologia.


Francesco Ughi, Jazzitalia


«Il migliore musicista di Torino era ☛Franco Mondini, che suonava la batteria da professionista. Era un personaggio conosciuto in tutta Italia, gli stranieri lo sapevano e lo chiamavano volentieri. E così gli capitava di lavorare con gli europei in gamba, quando passavano dall'Italia e talvolta anche all'estero, tipo Bobby Jaspar o René Thomas. E addirittura con Chet Baker, nel primo periodo in cui venne in Italia».



archivio Jazzitalia, Jazz a Torino con Enrico Rava


«Tra i giovani jazzisti di Torino, Maurizio Lama era quello che suonava meglio il pianoforte. La sua famiglia era romana e si erano trasferiti a Torino a causa del lavoro del padre. Eravamo molto amici, uscivamo la domenica insieme alle ragazze. I miei primi gruppetti di jazz moderno erano con lui».

Enrico Rava e Alberto Riva, Note necessarie


☛ moncalieri JAZZ - PREMIO “MAURIZIO LAMA”


domenica 28 ottobre 2007

Miles (1956) 1957, 1970


Alessandro Curadi, Miles


♭eat 1.0
«Nell'inverno del 1957 vidi Miles Davis dal vivo, fece un concerto a Torino. Rimasi folgorato a tal punto che il giorno dopo mi comprai una tromba».

♭eat 1.1
«Fu proprio in occasione dell'uscita del disco dei ☛Gasmask che conobbi Miles di persona. Dovevamo presentare il disco in un club che si chiamava Ungano's, a New York, che era un po' il tempio del jazz-rock. Nel pomeriggio, io avevo già fatto il sound-check e me ne stavo fuori a fumare una sigaretta. A un certo punto vedo arrivare un nero piccolino, elegantissimo, bello. Quando ce l'ho a pochi metri mi rendo conto che si tratta di Miles. Viene proprio verso di me e mi chiede se quella sera avrei suonato. Io balbetto di sì.
«“Ti verrò a controllare”, conclude.
«Ho telefonato a casa supplicando Graciela (la prima moglie di Enrico Rava, N.d.R.) di portarmi immediatamente del Valium. Lei si è precipitata al locale e io non so quanto ne ho preso, la dose “panico”. Alla sera, come annunciato, Miles era in prima fila. E io ho suonato abbastanza bene, ero calmo, imbottito di Valium. Dopo l'esibizione, tramite Teo Macero (produttore, N.d.R.), ci siamo parlati».

Enrico Rava e Alberto Riva, Note necessarie





☛ MILES DAVIS


domenica 21 ottobre 2007

i soli di Bix».



Video n. 1
Maggio 1928 - Cinegiornale Movietone Fox
My Ohio Home - Paul Whiteman and his Orchestra

Unico cortometraggio sonoro a tutt'oggi conosciuto nel quale compare Bix Beiderbecke mentre suona.
Ad un certo punto, durante un chorus della sezioni degli ottoni, vediamo Bix alzarsi in piedi ed eseguire la sua parte alla cornetta. I due riversamenti che compongono il video sono identici nel contenuto, nel secondo però l'inquadratura appare più stretta.

Video n. 2
Filmato amatoriale 16 mm di Paul Mertz
The Jean Goldkette's orchestra members
I componenti della Victor Recording Orchestra, fra i quali Bix, si muovono in un clima di goliardia sullo sfondo di una New York anni Venti (sono riconoscibili lo Zoo del Bronx, dove i nostri improvvisano una performance, e Columbus Circle).
Il filmato manca di sonoro.



«Quando avevo dieci, undici anni, per me esisteva solo Bix Beiderbecke, in camera avevo il mio altarino di Bix con tutti i ritratti presi da Musica Jazz. Carlo (il fratello maggiore di Enrico Rava, N.d.R.) aveva molti dischi [...]. La scelta era incredibile: c'erano Bix Beiderbecke, Armstrong, Gillespie, Parker, Coleman Hawkins, Lester Young, Jelly Roll Morton: insomma il top!».

«Strimpellavo un po' il piano: mia madre voleva che lo studiassi (e io non studiavo). Soprattutto ascoltavo molta musica e quando ho scoperto quei dischi sono flippato! Li imparavo tutti a memoria. Bix era diventato un mito.
«Quando con mia mamma andavamo a trovare la nonna, in tram le rompevo le scatole. “Senti che bello questo assolo!” e le fischiavo “I'm Coming Virginia”. Mia mamma non ne poteva più. Per chi non lo ama il jazz sembra tutto uguale, come la musica giapponese. Infatti lei non capiva. Mi diceva: “Ma come? Sono tutti uguali!” L'andavo a chiamare in cucina e le facevo sentire i soli di Bix».

Enrico Rava e Alberto Riva, Note Necessarie


☛ Bix Beiderbecke Memorial Society


giovedì 11 ottobre 2007

Cominciamo da qui. (02)



Frammento n. 2 del concerto RAI “JAZZ con enrico rava”

Titolo del pezzo: “Lavori casalinghi”


Ricordando Massimo Urbani

«Tenevo molto a Massimo e a suonare con lui. Era spiritosissimo, tenero, divertente, dolce. Successivamente lo coinvolsi in un altro gruppo, con Bobo Stenson, Palle Danielsson e Jon Christensen. «Facemmo una bellissima tournée in Francia e in Italia, al festival di Bergamo. Suonavamo pezzi miei. Massimo si inseriva benissimo, era un solista pazzesco. Se non fosse nato in una borgata romana ma a New York sarebbe stato uno dei grandissimi; e lo era».

«Chi non l'ha visto suonare quando era giovane, non può avere un'idea di quanto Massimo fosse grande».


Enrico Rava e Alberto Riva, Note necessarie


☛ associazione Massimo Urbani
☛ Premio internazionale Massimo Urbani


domenica 16 settembre 2007

Cominciamo da qui.



Frammento n. 1 del concerto RAI “JAZZ con enrico rava”
Titolo del pezzo: “Dr. Ra and Mr. Va”
Personnel:
Bobo Stenson - piano
Palle Danielsson - bass
Massimo Urbani - alto saxophone
Enrico Rava - trumpet, leader
Jon Christensen - drums